Mea Ecologia Unione dei Comuni del Versante Ionico

Unione dei Comuni del Versante Ionico

San Sostene

Si ha notizia della presenza di insediamenti umani in questo territorio già in periodo Magno-Greco, grazie soprattutto alle analisi della toponomastica. Le zone che si suppone che fossero abitate sono quelle di Portonuovo e Pacile, che è il promontorio che si eleva al di sopra della pianura marina. Tuttavia tali contrade potrebbero essere state già abitate nel periodo del Re Italo. Al sopraggiungere della malaria e soprattutto delle scorribande saracene l’abitato fu trasferito nella zona dello Spirito Santo ove sino agli anni ottanta esistevano i resti della chiesa del Romitorio, oggi quasi completamente scomparsa. Si suppone che in questa zona siano ancora presenti delle cellette del medesimo Romitorio. Le contrade abitate dell’attuale Borgo sono il risultato di diverse contrade che erano abitate da diversi gruppi di famiglie, che sotto la gestione religiosa dei monaci Basiliani si sarebbero raggruppate nel sito di San Sostene.

Sant’Andrea Apostolo dello Ionio

Durante il periodo della Magna Grecia la regione era ricca e prospera. I Romani, sconfitto Pirro (275 a.C.), occuparono i territori ionici e questa occupazione segnò la decadenza economica degli stessi territori. Le popolazioni ioniche, quando Annibale scese in Italia (218 a.C.), si misero dalla parte del Cartaginese. I Romani, debellato il pericolo cartaginese, infierirono contro le popolazioni che avevano aiutato Annibale. Le terre, per la dispersione della popolazione e per le cattive condizioni economiche della stessa popolazione, divennero latifondi in mano alle grandi famiglie romane.

Durante il basso Impero fu costruito un castello, il Cocinto, a difesa delle invasioni barbariche. Non si sa per certo dove sorgesse il castello. Alcuni lo localizzano nell’antica Cecina, oggi Satriano, altri sulla punta di Stilo, per altri, infine, nell’odierna Sant’Andrea e sui resti del fortilizio romano sarebbe sorto il castello del XVI secolo.

Il latifondo, frattanto, con la sua economia fondata sullo sfruttamento del territorio, determinò, nel tempo, l’abbandono di molti villaggi da parte delle popolazioni locali e conseguentemente le terre finirono per essere progressivamente coperte di vegetazione spontanea. La zona tra i fiumi Alaca e Salubro fino al IX secolo si presentava, pertanto, incolta e selvatica. I monti erano ricoperti da foreste ricche di querce, faggi e altre piante selvatiche; le zone collinari verso la marina, invece, erano verdeggianti per piante arbustive come mirtilli, corbezzoli.

Isca

Assieme a Santa Caterina e Sant’Andrea, fece parte dei casali dipendenti dalla ben più influente Badolato.

I baroni di Badolato furono quindi anche feudatari di Isca, tra cui si ricordano i Ruffo di Catanzaro, i di Francia, e nel 1454 i Toraldo, i quali parteciparono anche alla battaglia di Lepanto (1571) e la amministrarono fino al 1596.

Isca passò poi ai Ravaschieri (1596), ai Pinelli (1692) ed infine ai Pignatelli di Belmonte (1779), che la cedettero in retro feudo ai Gallelli, i quali ressero il potere fino alla fine della feudalità (1806).

il paese fu colpito dai terremoti del 1659, 1783 e 1947 che causò due morti.